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DECODIFICA E CODIFICA DEI DATI

DEFINIZIONI

  • CODIFICARE: tradurre informazioni in un codice convenzionale
  • DECODIFICARE: Interpretare un testo scritto in codice, traducendolo in un linguaggio chiaro

Leggere un’informazione significa inevitabilmente decodificare tale informazione, farla passare dalla forma concreta che gli è stata data a quella astratta che gli è stata data alla nostra mente. Ad esempio leggere il numero 10 significa interpretare la forma decimale in cui è scritto per ottenere l’idea del 10.

Una codifica è un procedimento per mezzo del quale i dati che compongono un’informazione vengono materializzati e possono diventare un messaggio. Occorre tradurre ciò che si vuole comunicare nei termini di un codice adatto alla trasmissione delle informazioni che vogliamo condividere. Il codice usato per la trasmissione deve possedere le tessere adatte a rappresentare gli elementi dell’informazione e i rapporti tra tali tessere devono riprodurre i rapporti logici dell’oggetto che si vuole descrivere. Una codifica è, dunque, un insieme di regole che servono per tradurre i segnali informativi in altri segnali in modo efficiente e unitario, così da ritradurre il messaggio all’arrivo svolgendo l’operazione inversa della decodifica e ottenendo le informazioni di partenza. Ogni strumento di codifica comporta un’interpretazione dell’informazione e una sua alterazione. L’attività di codifica testuale pone di fronte al problema della scelta degli elementi da codificare. La codifica implica una serie di operazioni di selezione e classificazione degli elementi rilevanti in funzione di un determinato punto di vista, e la loro mappatura biunivoca sugli elementi del linguaggio prescelto. Codificare significa, infatti, effettuare un’analisi del testo, individuarne le caratteristiche e formulare un’interpretazione della fonte, sulla base delle proprietà individuali o della classe di appartenenza del documento rispetto a un modello generale di riferimento. La rappresentazione digitale avviene attraverso una codifica discreta dell’informazione.

L’uomo ha sempre cercato di migliorare la sua capacità di comunicazione.

  1. ES. Codice morse: ll codice Morse, detto anche alfabeto Morse, è un sistema per trasmettere lettere, numeri e segni di punteggiatura per mezzo di un segnale in codice ad intermittenza e fu uno dei primi metodi di comunicazione a distanza.

Fu oggetto di studio di Samuel Morse dal 1835, ma venne realizzato dal tecnico Alfred Vail, suo collaboratore dal settembre 1837. Fu da entrambi sperimentato per la prima volta l’8 gennaio del 1848 allorché, in presenza di una Commissione del Franklin Institute di Philadelphia, venne impiegato il telegrafo scrivente register

Esempio di codice Morse

Il codice Morse è una forma ante litteram di comunicazione digitale. Tuttavia, a differenza dei moderni codici binari che usano solo due stati (comunemente rappresentati con 0 e 1), il Morse ne usa cinque: punto (•), linea (—), intervallo breve (tra punti e linee all’interno di una lettera), intervallo medio (tra lettere) e intervallo lungo (tra parole).

Il primo tentativo ad opera dell’uomo di codifica di informazioni è rappresentato dalle pitture rupestri.

Un altro esempio di codifica di informazioni è il codice binario. In informatica il sistema binario è utilizzato per la rappresentazione interna dell’informazione dalla quasi totalità degli elaboratori elettronici, in quanto le caratteristiche fisiche dei circuiti digitali rendono molto conveniente la gestione di due soli valori, rappresentati fisicamente da due diversi livelli di tensione elettrica. Tali valori assumono convenzionalmente il significato numerico di 0 e 1 o quelli di vero e falso della logica booleana.

 

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TECNOLOGIE DEL MEDIOEVO: I MULINI A VENTO

I primi ad essere reinventati furono quelli che sfruttavano l’energia idraulica come, ad esempio, i mulini natanti di Tolosa o quelli mossi dalla marea di Dover. Più in generale, possiamo affermare che l’introduzione del mulino fu, probabilmente, il progresso tecnologico più importante realizzato tra il X ed il XIII secolo. Infatti, i mulini venivano utilizzati in qualunque ciclo produttivo, dalla battitura del metallo alla conciatura delle pelli, dalla produzione della birra alla lavorazione della canapa. Insomma, non vi era settore dove il mulino non venisse adoperato. I più diffusi ed utilizzati comunque, erano quelli per la macinatura del grano.


Questi mulini però, avevano dei grossi limiti in termini di efficienza del lavoro svolto. Infatti, il movimento circolare ottenuto, dapprima mediante l’utilizzo di ruote orizzontali o verticali, costituiva solo un progresso quantitativo rispetto a quello garantito dai rudimentali mulini adoperatiNell’ XI secolo, fece la sua prima apparizione (nella regione di Toledo) il mulino che utilizzava il vento come energia motrice. Furono poi i Normanni, grandi conoscitori dei venti marini e delle strutture marittime, a perfezionarlo nel XII secolo ed a garantirgli un grande avvenire. Infatti, il mulino a vento fu largamente utilizzato nei polder olandesi per prosciugare l’acqua, ed in tutti i paesi ventosi per la macinatura del grano.

nelle epoche precedenti o persino dalle primitive mole azionate dalle braccia dell’uomo. Dunque, si cercò di ovviare a questo problema, giungendo alla piena utilizzazione dell’energia idraulica ed eolica, reinventando e diffondendo l’albero a camme che permise di trasformare il movimento circolare in alternato. Questa importante miglioria fu introdotta tra l’XI ed il XIII secolo.

Esempio di mulino ad acqua

 

Prima ancora della rivoluzione industriale, però, l’uomo riuscì a infrangere le restrizioni imposte dalla disponibilità di sola energia animata (soprattutto animali) utilizzando quella eolica, attraverso i mulini a vento, e quella idraulica. Per quanto riguarda i mulini a vento, questi dovevano essere edificati in aree per natura molto ventose. Inoltre, le pale ruotavano solo quando il vento soffiava nella direzione giusta e di conseguenza il loro uso non era continuativo.

Per questo motivo, verso la fine del Medioevo, fu inventato il mulino in pietra, avente sulla sommità una camera rotante, che seguiva il vento senza ridurre il funzionamento dei macchinari collegati nella parte inferiore della struttura. Svantaggi del mulino

Il mulino, tuttavia, come ogni strumento di innovazione tecnologica, presentava anche alcuni svantaggi:

  • il limite principale, che è anche il più evidente, era di carattere geografico: il mulino, a seconda del tipo di energia che sfruttava, doveva essere costruito o in una zona ventosa o lungo un fiume o corso d’acqua idoneo. Ciò rendeva il mulino adatto solo alle regioni che presentavano tali requisiti;
  • il mulino si basava su forze naturali che non dipendevano direttamente dall’uomo: nel caso del mulino ad acqua, perciò, le piene, le secche e le gelate dei fiumi potevano creare problemi, così come le condizioni atmosferiche avverse;
  • i costi di costruzione e di manutenzione erano piuttosto elevati. Poiché il mulino implicava un grande investimento di denaro, solo i signori ricchi e potenti (laici o ecclesiastici) potevano permetterselo. Conseguenza delle spese onerose fu anche l’obbligo di molitura, per il quale le comunità sottoposte venivano costrette a macinare il grano nel mulino del signore, il quale imponeva un pagamento per il suo utilizzo;
  • i problemi e le controversie legate agli impianti aggiuntivi, che venivano costruiti al fine di controllare l’approvvigionamento dell’acqua. Spesso, infatti, venivano realizzati sistemi di canali e strutture di sbarramento che non di rado provocavano scontri tra i proprietari: la presenza di dighe determinava danni alla navigazione sui grandi fiumi e talvolta disastri in caso di piena.