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Dall’orologio meccanico/analogico all’orologio digitale.

Ecco come si è passati dall’orologio da tasca allo Smartwatch.

 

“La digitalizzazione è il processo di conversione che applicato alla misurazione di un fenomeno fisico ne determina il passaggio dal campo dei valori continui a quello dei valori discreti. Tale processo viene oggi comunemente sintetizzato nei termini di passaggio dall’analogico al digitale.”

L’esigenza di misurare il trascorrere del tempo era sentita fin dall’antichità. Per questo motivo è nato l’orologio, uno strumento di misurazione del trascorrere del tempo. È costituito essenzialmente da un motore, da un sistema di trasmissione e di controllo dell’energia nonché da un vero e proprio indicatore del tempo, il quadrante.
Con il concetto di analogico intendiamo la rappresentazione numerica di una grandezza fisica, la quale è quasi sempre data da un numero reale o da una loro combinazione.
Per quanto riguarda l’orologio analogico, nelle meridiane si inizia ad avere il concetto di quadrante, ovvero un pannello attrezzato per evidenziare la lettura dell’ora. Si ha poi la nascita degli orologi meccanici nella loro versione più nota, due o più lancette ruotano sopra una scala in cui sono segnate le indicazioni di ora, minuti e secondi. Partendo dagli grandi orologi campanari si è passati i moderni orologi da polso che tutt’ora sono in uso oggi.
L’unico problema è che i segnali analogici non si possono rappresentare direttamente con numeri ma solo con grandezze che non possono essere trattate ed elaborate da un computer.
Questo problema è nato con l’avvento dei computer. Infatti ci si pone il dubbio di come rendere tutte le informazioni di tipo digitale. Non è questione di qualità o di modernità ma soltanto di una esigenza pratica, legata al mondo dell’informatica che era in piena evoluzione. Si è quindi attuato un processo di digitalizzazione.

La digitalizzazione è il processo di conversione che applicato alla misurazione di un fenomeno fisico ne determina il passaggio dal campo dei valori continui a quello dei valori discreti. Tale processo viene oggi comunemente sintetizzato nei termini di passaggio dall’analogico al digitale.”

Le informazioni che un tempo ci venivano date guardando le lancette ora possono essere viste da un punto di vista informatico, ovvero sotto forma di dati, espressi in numeri, che vengono gestiti da programmi. L’orario può essere visualizzato direttamente dall’utente o indirettamente ovvero viene trasmesso in forma digitale ad un microprocessore come gli orologi che vengono visualizzati sul desktop nei computer, ma anche nei videoregistratori ed in altri apparecchi elettronici di consumo. Da notare è l’estrema precisione degli orologi meccanici rispetto a quelli analogici che con la progressiva sostituzione di strumentazioni digitali alle strumentazioni meccaniche (analogiche), ha permesso un progresso nella precisione della misurazione; ma soprattutto la grande funzionalità che essi offrono. Con l’uscita degli smartwatch ovvero orologi con altre funzionalità oltre il semplice cronometraggio che piano, piano dai primi modelli che erano in grado di eseguire solo operazioni di base, come ad esempio calcoli, gli orologi intelligenti più moderni sono dei veri e propri computer indossabili che permettono di chiamare, ascoltare musica e molte altre cose che hanno sconvolto il concetto vero e proprio di orologio.

FONTI:

Wikipedia; DigitalevsAnalogicoDall’analogicoaldigitaleAnalogicoDigitale.

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Dispositivi di scansione dei documenti: lo scanner

Trasformare documenti fisici in file

Lo scanner, in italiano lettore ottico di immagini, è una periferica in grado di acquisire in modalità ottica una superficie analogica (fogli stampati, pagine, fotografie, diapositive), di interpretarla come un insieme di pixel, e quindi di ricostruirne la copia fotografica sotto forma di immagine digitale.

Storia

Negli anni Cinquanta Russell Kirsch, un ingegnere informatico statunitense, lavorava al National Bureau of Standards, un’agenzia governativa che si occupa dello sviluppo e della gestione delle tecnologie. Nel 1957, in pratica, Kirsch era una delle poche persone negli Stati Uniti a poter lavorare con l’unico computer programmabile esistente, e in primavera fu il primo a digitalizzare una fotografia con uno scanner: prese una foto di sé stesso mentre reggeva in braccio suo figlio di tre mesi, Walden, e la ritagliò in modo da tenere soltanto il volto del figlio. All’epoca in cui la foto fu scattata e poi digitalizzata, Kirsch e i suoi colleghi avevano sviluppato solo da qualche anno il primo computer, lo Standards Eastern Automatic Computer(SEAC). In un’intervista del 2007, Kirsch spiegò che il computer serviva per operazioni molto più importanti e complesse, come quelle relative ai calcoli riguardo le armi termonucleari, e in genere per calcoli numerici, algebrici e geometrici. Disse anche che la storia dei computer è piena di persone che, avendo accesso alle macchine, a volte le utilizzavano per interessanti esperimenti che delle organizzazioni non avrebbero probabilmente approvato, poiché consapevoli dei costi.

Per acquisire l’immagine di suo figlio Walden, Kirsch utilizzò un primo rudimentale scanner a tamburo, che scomponeva idealmente l’immagine in piccoli quadrati e trasmetteva e traduceva in forma binaria – 1 o 0 – l’informazione contenuta in ciascuno di quei piccoli quadrati (pixel).

Funzionamento

Lo scanner svolge una funzione esattamente opposta a quella della stampante e, allo stesso tempo, analoga a quella di una fotocopiatrice con la differenza che la copia, in questo caso, non è su carta ma digitale.

Tale immagine può poi essere modificata mediante appositi programmi di fotoritocco o, nel caso di una scansione di un testo, convertita in un documento di testo mediante riconoscimento ottico dei caratteri.

Per digitalizzare un oggetto, gli scanner utilizzano un sensore ottico (un occhio, in senso figurativo) sensibile alla luce. Generalmente, vengono adottati due tipi di sensori:

  • CCD (charged-coupled devices), costituito da una matrice lineare o quadrata di fotodiodi;

  • PMT (photomultiplier tubes), costituito da tre fotomoltiplicatori sensibili alle luci rossa, verde e blu (RGB).

Inoltre, il sensore è sempre accoppiato ad un convertitore analogico-digitale dedicato a trasformare l’informazione acquisita in dato digitale.

Scanner di tipo CCD

Il sensore ottico di tipo CCD è adottato principalmente dagli scanner a letto piano, da quelli alimentati a foglio, dai modelli manuali e da quelli per le diapositive.

Un CCD è un elemento elettronico composto da minuscoli sensori che genera una differenza elettrica analogica proporzionale all’intensità di luce che lo colpisce. Negli scansionatori a letto piano, i sensori sono disposti su una matrice lineare (che richiede tre passaggi di rilevazione, uno per ciascuno dei tre colori RGB della luce) o su tre matrici lineari su un chip (che permettono la scansione a un solo passaggio).

Durante la scansione dell’immagine, una luce bianca viene proiettata verso l’oggetto da digitalizzare e la matrice:

  • riceve il riflesso della luce;

  • campiona l’intera larghezza dell’oggetto;

  • la registra come una linea completa;

  • rileva le differenze di tensione (rappresentate dai vari livelli di luce analogici);

  • le invia ai convertitori A/D, che le trasformano in dati binari.

Questo processo richiede solo una frazione di secondo e viene eseguito per tutta la lunghezza dell’oggetto (per questo motivo, il sensore ottico viene spostato da un meccanismo di trascinamento interno allo scansionatore).

Scanner di tipo PMT

Il sistema di scansione con tubi fotomoltiplicatori PMT (photomultipliers tubes) è adottato dagli scanner a tamburo.

Nonostante la tecnologia sia più datata rispetto a quella dei CCD e abbia costi di manutenzione più elevati, i fotomoltiplicatori hanno ottime caratteristiche di qualità e affidabilità e, spesso, la qualità dell’immagine acquisita è superiore a quella fornita dagli altri tipi di scanner.

Generalmente, negli scanner a tamburo sono presenti tre fotomoltiplicatori: uno per il rosso, uno per il verde e uno per il blu. La sorgente luminosa emessa è una luce alogena al tungsteno, il cui fascio viene concentrato con lenti e fibre ottiche in modo da illuminare una porzione molto piccola dell’oggetto.

La luce riflessa dall’oggetto viene raccolta da piccoli specchi semitrasparenti, inclinati, che rimandano una piccola quantità di luce ad altri specchi. Quindi, la luce passa attraverso un appropriato filtro colorato e diretto al corrispondente fotomoltiplicatore, dove avviene il processo di amplificazione ottica.

L’anodo del fotomoltiplicatore misura le variazioni di questi segnali, che vanno ai convertitori A/D per essere registrati in segnali digitali.

Rispetto a un sistema CCD di medio livello, la tecnologia dei fotomoltiplicatori consente di catturare tonalità ad alta definizione più fedeli e precise. Infatti, gli scansionatori CCD più diffusi in commercio sono, generalmente, inferiori agli scanner a tamburo in termini di qualità dell’immagine. Tuttavia, alcuni esperti assicurano che, grazie ai continui miglioramenti della tecnologia CCD e dei convertitori A/D, gli scansionatori di fascia alta possono riprodurre le immagini con una fedeltà molto simile a quelli a tamburo.

Tipologie

SCANNER A RULLO

Simili a delle piccole stampanti, sono in grado di scansionare velocemente grandi quantità di fogli singoli prelevati, come nelle stampanti, da un cassetto di alimentazione. Il software allegato alla macchina provvede a convertire il testo stampato o dattiloscritto sui fogli in file di testo (formati TXT, RTF, DOC, ecc.) o in formati testo + immagini del tipo PDF.
Altro esempio di questi scanner sono le macchine Fax a rullo.

Dal momento che il sensore di cattura immagine è statico – si muove il foglio -, questo tipo di scanner non è in grado di scansionare libri, riviste e simili, né fogli o pellicole di dimensioni superiori all’A4 (21 cm di larghezza).

Questa tipologia di scanner è di uso prettamente aziendale, ed è un elemento essenziale di molti sistemi di gestione dei documenti (Document Management Systems).

 

SCANNER PIANI

Sono composti da un piano in vetro sul quale appoggiare la superficie da scansionare (posta verso il vetro), e da un sensore più lampada di illuminazione che scorre sotto il vetro per ‘leggere’ il foglio. E’ presente un coperchio che, nel caso di fogli singoli o documenti di piccolo spessore, aiuta un fermo posizionamento del documento. Quando si debbano scansionare per trasparenza delle pellicole, diapositive e simili, questo coperchio include una seconda lampada.

Con questo tipo di scanner è possibile quindi scansionare sia documenti di dimensioni maggiori dell’A4 – eseguendo più scansioni separate della stessa superficie, scansioni che poi il software in dotazione provvederà a riunire – che documenti di rilevante spessore, quali i libri, semplicemente rimuovendo il coperchio.

Queste caratteristiche costruttive rendono lo scanner piano il più versatile e adatto ad un uso sia professionale che amatoriale, soprattutto per la scansione di materiale diverso dai fogli singoli in formato A4.

Un privato potrà quindi, tramite uno scanner piano del costo massimo di 200 €, estrarre da riviste e libri del testo editabile al computer, convertire in immagini digitali il suo archivio fotografico, eseguire delle copie di documenti, spedire via Fax dei documenti, ecc.

Sono in commercio anche scanner particolari per usi professionali, quali gli scanner dedicati per la scansione di diapositive, pellicole e microfilm, oppure gli scanner per documenti in formato A3 (42 x 60 cm), usati particolarmente dagli archivi di documentazione storica (e sovente dotati di dispositivi per girare automaticamente le pagine di un libro).

 

SCANNER MANUALI

Tipo a rullo, di larghezza sui 12 cm.
Utili per scansionare superfici molto grandi e/o non “spostabili”, essendo per esempio possibile far scorrere manualmente lo scanner su un manifesto a muro o appoggiato su un tavolo.

Tipo a penna, in grado di scansionare strisce di documento di larghezza fino a 1-2 cm.
Servono per digitalizzare velocemente poche righe di testo, ad esempio quando si vogliano estrarre delle citazioni da un libro o dalle pagine di una rivista, oppure archiviare digitalmente dei biglietti da visita, ecc.

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Software di Gestione di Basi di Dati

In informatica un Database Management System è un sistema software progettato per consentire la creazione, la manipolazione e l’interrogazione di database, per questo detto anche “gestore o motore del database”, è ospitato su architettura hardware dedicata oppure su semplice computer.

In passato i DBMS erano diffusi principalmente presso le grandi aziende e istituzioni che potevano permettersi l’impegno economico derivante dall’acquisto di infrastrutture hardware necessarie per realizzare un sistema di database efficiente, oggi il loro utilizzo è diffuso praticamente in ogni contesto.

Un DBMS è costituito da un insieme complesso di software che controllano l’organizzazione, la memorizzazione e il reperimento dei dati in un database. Un DBMS controlla anche la sicurezza e l’integrità del database durante il suo funzionamento.

Uno dei più diffusi software di questo tipo è MySQL, composto da un client a riga di comando e un server. Per capire cosa viene riprodotto a scremo da da questo software si può pensare ai numerosi film o serie tv in cui vi è un “hacker” che utilizzando il computer fanno comparire righe verdi.

MySQL, essendo scritto in linguaggio C e C++ è disponibile su molti differenti sistemi operativi come windows o linux e molti altri.

Un ulteriore importante software per la gestione di basi di dati è Microsoft Access.

Access riesce ad elaborare dati presi da un qualsiasi database compatibile. L’immagazzinamento dei dati nel database avviene in diversi modi , il primo, e più comune, è quello delle tabelle, dove i dati vengono organizzati all’interno di tabelle. Altro metodo di organizzazione dati è il query, è il sistema più semplice che permette anche a utenti poco esperti di lavorare con il programma.

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ELON MUSK

ELON MUSK

Elon Musk è una delle figure più influenti e pragmatiche del nostro tempo. Sta rivoluzionando il mondo dei trasporti e dell’energia. Ecco chi è l’uomo che ci vuole portare su Marte.

Elon Musk nasce il 28 giugno 1971 a Pretoria, Sudafrica, da Maye Haldeman, canadese, e Errol Musk, sudafricano. Oggi è considerato una delle menti più brillanti del Ventunesimo secolo e i suoi progetti imprenditoriali, Tesla e SpaceX in testa, dimostrano le capacità imprenditoriali e la visione del futuro di quello che la rivista di economia Forbes considera tra i giovani miliardari più influenti al mondo. Le sue imprese, come molte delle sue idee spesso considerate quasi al limite della realizzazione, lo hanno portato anche sul grande schermo: non sono in pochi a trovare delle analogie con l’Iron Man del cinema, ispirato alla vita dell’inventore sudafricano naturalizzato statunitense.

Fin da giovanissimo Musk mostra un particolare interesse per la programmazione, tanto che a soli 10 anni sviluppa il suo primo programma in Basic, uno dei primi software conosciuto da chi è cresciuto negli anni Ottanta, e a 12 anni vende il suo primo gioco elettronico: Blastar. Una sorta di Space Invader, dove una navicella deve distruggere le navi nemiche con bombe all’idrogeno.

Dopo il divorzio dei genitori, Musk passa la giovinezza col padre in Sudafrica; nel 1989 arriva in Canada e inizia a studiare alla Queen university, poi conclude gli studi negli Stati Uniti e si laurea in Fisica ed Economia all’università della Pennsylvania. Vince una borsa di studio a Stanford, ma dopo pochi giorni sceglie San Francisco, dove sorgerà la futura Silicon Valley. È l’alba del world wide web, di internet. In quegli anni nascono i primi motori di ricerca come Yahoo! e Netscape, mentre i primi bit iniziano a circolare in rete. Qui la prima intuizione: realizzare una sorta di elenco delle imprese localizzato all’interno di una mappa digitale da vendere poi agli editori. Col fratello Kimbal fonda così il Global link information network, una startup che cambierà nome in Zip2 dopo che il New York Times e il Chicago Tribune acquisiscono il servizio. Nel 1999 Compaq fiuta l’affare e acquista Zip2 per 307 milioni di dollari e 34 milioni in stock option. È il primo vero successo imprenditoriale di Elon Musk.

Ma è con i servizi finanziari online che Elon Musk realizza il salto di qualità, se non altro per l’impatto che avrà questa attività sulla vita quotidiana delle persone. Nel 1999 co-fonda la X.com, una sorta di banca online che presto diventa Paypal, uno dei sistemi per i pagamenti online più famoso ed utilizzato al mondo. La piattaforma funziona benissimo, tanto che convince Ebay ad acquistarla nel 2002. Nel 2016 Paypal chiude il quarto trimestre con un utile di 367 milioni di dollari, in rialzo del 28 per cento rispetto all’anno precedente.

Uno dei sogni di Elon Musk è sempre stato quello della conquista dello spazio. La conferma di questa aspirazione la rivela anche a LifeGate, nel corso dell’intervista rilasciata in occasione dell’apertura del primo store Tesla in Italia, a Milano. Musk non ha mai nascosto di voler portare l’uomo su Marte prima della fine del secolo. Invitato al recente Congresso internazionale di astronautica a Guadalajara, in Messico, ha dichiarato: “Quello che voglio veramente è fare in modo che Marte diventi possibile, una meta da raggiungere nel corso delle nostre vite”. Probabilmente, è da questa aspirazione che nasce SpaceX, nel 2002. Musk diventa il primo proprietario di una società per trasporti spaziali al mondo. E in un certo senso inventa anche il primo razzo spaziale riciclabile: il Falcon 9 – il razzo che oggi rifornisce la Stazione spaziale internazionale e che porta in orbita i satelliti – è in grado di utilizzare lo stesso motore per più lanci, oltre che a poter tornare alla base terrestre senza pilota. Insomma, la base per i viaggi interplanetari: la capsula Dragon infatti potrebbe presto diventare la cabina di pilotaggio e di trasporto per gli esseri umani.

La vera rivoluzione di SpaceX è stata quella di rivoluzionare il trasporto su razzo in orbita. Prima i razzi venivano distrutti durante le varie fasi del lancio, mentre per rientrare nell’atmosfera non restava che il modulo di atterraggio. Oggi con il Falcon 9 il trasporto orbitale è diventato estremamente più economico. “Se è possibile capire come riutilizzare in modo efficace i razzi come accade per gli aerei, il costo per andare nello spazio si ridurrà di centinaia di volte. Un veicolo completamente riutilizzabile non è mai stato fatto prima”, ha dichiarato Musk. “Questa è veramente la svolta fondamentale necessaria per rivoluzionare l’accesso allo spazio”. Secondo l’imprenditore è verosimile vedere la prima missione umana su Marte entro il 2022. Manca pochissimo.

Web e spazio sono solo due delle intuizioni di Musk. L’altro grande tema che lo appassiona è l’energia. In particolare, l’energia legata alla mobilità sostenibile. Per questo nel 2003 fonda la Tesla Motors, casa automobilistica che rivoluzionerà il concetto di auto elettrica: nel 2008 arriva la prima Tesla Roadster. Una supercar sportiva capace di raggiungere i 200 chilometri orari. Nonostante fosse estremamente costosa, sia da costruire che da acquistare, riscuote subito grande successo. Oggi la produzione è interrotta, ma alle spalle ha duemila esemplari.

Certo si è trattato di un “giocattolo” per pochi, che però ha permesso a Musk di investire per proporre al mercato la prima berlina elettrica di lusso: la Model S. La vettura ha battuto numerosi record: autonomia oltre i 400 chilometri per il primo modello. Quello successivo ha registrato toccato quota 900 chilometri. Inoltre è la prima vettura ad avere l’autopilota e ad essere connessa alla rete in modo integrato. La gamma non finisce qua, perché l’idea di Musk è quello di rendere accessibile l’auto elettrica al grande pubblico. Dopo la fantascientifica Model X – un suv ad ali di gabbiano – da pochi giorni è pronta la prima linea di produzione della Model 3, l’utilitaria di casa Tesla. Prezzo poco più di 30mila euro, anche se una volta accessoriata potrebbe venire a costare sui 50mila euro. “Non ci fermeremo finché ogni auto sulla strada non sarà elettrica”, ha promesso.

Certo si è trattato di un “giocattolo” per pochi, che però ha permesso a Musk di investire per proporre al mercato la prima berlina elettrica di lusso: la Model S. La vettura ha battuto numerosi record: autonomia oltre i 400 chilometri per il primo modello. Quello successivo ha registrato toccato quota 900 chilometri. Inoltre è la prima vettura ad avere l’autopilota e ad essere connessa alla rete in modo integrato. La gamma non finisce qua, perché l’idea di Musk è quello di rendere accessibile l’auto elettrica al grande pubblico. Dopo la fantascientifica Model X – un suv ad ali di gabbiano – da pochi giorni è pronta la prima linea di produzione della Model 3, l’utilitaria di casa Tesla. Prezzo poco più di 30mila euro, anche se una volta accessoriata potrebbe venire a costare sui 50mila euro. “Non ci fermeremo finché ogni auto sulla strada non sarà elettrica”, ha promesso.

Ma il rapporto con le rinnovabili non si ferma qui. Il fiuto per gli affari si sposta anche sui sistemi per la produzione di energia rinnovabile, così da chiudere il cerchio. Lo scorso anno, nello stato di New York, apre Solarcity, la prima fabbrica per la produzione di pannelli fotovoltaici marchiati Tesla. E ancora. Nel 2016, con un evento mediatico che ha riscosso un successo planetario, Elon Musk lancia la tegola fotovoltaica integrata per i tetti delle abitazioni. Certo non si tratta di una novità assoluta, ma la capacità comunicativa del miliardario sudafricano ha fatto sì che se ne parlasse in tutto il mondo. Progetti per il futuro? Certamente. Elon Musk sta già lavorando all’Hyperloop, un treno supersonico che dovrebbe rivoluzionare il sistema dei trasporti.

Nel frattempo continuano i test del treno supersonico che dovrebbe collegare San Francisco a Los Angeles in poco più di 30 minuti. Ad agosto 2017 il treno ha levitato per circa mezzo chilometro, superando di poco i 300 km/h. Certo, ancora lontano dai 1.200 km/h che dovrebbe toccare a regime, ma per ora si pensa più a sviluppare e testare i sistemi di bloccaggio e sui dispositivi di sicurezza. Lo stesso Elon Musk ha pubblicato un video della strepitosa accelerazione di Hyperloop.

Il 6 febbraio 2018 dalla base di Cape Canaveral in Florida, alle 21.45 ora italiana, parte il razzo più potente mai costruito, il Falcon Heavy. Ciò che lo distingue è la stazza: 70 metri di altezza, oltre 54 tonnellate di capacità di carico in orbita bassa e oltre 22mila in orbita geostazionaria. Studiato per il trasporto di merci, in futuro secondo quanto ipotizzato dallo stesso Elon Musk potrebbe essere impiegato anche per il trasporto di persone.

Il razzo è inoltre realizzato per essere riutilizzato, tanto che i tre booster impiegati per lanciare il Falcon Heavy oltre l’atmosfera terrestre, sono tornati sulla terra intatti. Ciò che più ha attirato l’attenzione, oltre agli evidenti risvolti nei futuri viaggi spaziali, è stato particolare equipaggio di questa navetta: un Tesla Roadster rossa, guidata da Starman, un manichino vestito da astronauta che è entrata in orbita sulle note di Space Oddity di David Bowie. Ora è lì fuori, oltre le fasce di Van Allen, in viaggio verso Marte (dove però non atterrerà mai).

Il sogno di Elon Musk, del resto, è lo stesso che hanno molte persone comuni: un mondo alimentato da energie rinnovabili, dove i cittadini si trasformano in prosumer (produttori e consumatori allo stesso tempo) e si spostano senza produrre emissioni di CO2 e che un giorno, forse, potranno poggiare i piedi sul Pianeta rosso.

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Il telaio Jacquard

L’antenato del calcolatore

Il telaio Jacquard è un telaio sviluppato da Joseph Marie Jacquard nel 1801.

La macchina Jacquard combina aghi tecnici Basile Bouchon, schede perforate Falcon e il cilindro Vaucanson. La possibilità di programmarlo utilizzando le schede perforate lo rende talvolta considerato l’antenato del computer o del robot.

Le schede perforate guidano i ganci che sollevano i fili dell’ordito. Grazie a esse, è possibile che un singolo operatore manipoli il telaio, consentendo di tessere modelli complessi. A Lione , il telaio Jacquard è stato malamente ricevuto dagli operai della seta che hanno visto in esso una possibile causa di disoccupazione.

La scheda perforata è un supporto di registrazione in cui le informazioni sono registrate sotto forma di perforazioni in codice. Le schede perforate sono fatte di cartoncino e rappresentano l’informazione attraverso la presenza o l’assenza di fori in posizioni predefinite. Nella prima generazione di computer, dagli anni venti agli anni cinquanta, le schede perforate furono il supporto principale per l’immagazzinamento e il trattamento automatico dei dati. A partire dai tardi anni settanta la scheda fu progressivamente accantonata.

L’apparecchio è costituito da una struttura applicata sopra un telaio composta da un’incastellatura che regge: un nastro formato da cartoni perforati; una catena di trascinamento che fa avanzare i riquadri perforati; una serie di contrappesi cilindrici collegati alle maglie dei licci.

Lungi dall’essere un oggetto da museo, il telaio Jacquard non ha smesso di essere usato e migliorato. Oggigiorno, telai Jacquard di grandi dimensioni e completamente automatizzati producono la maggior parte dei tessuti a motivi geometrici per abbigliamento, arredamento, biancheria, ecc.

I materiali oggi disponibili con le moderne tecnologie hanno permesso di ampliare notevolmente le possibilità di questo telaio, sia nelle dimensioni che nella velocità di lavoro. L’incremento nelle dimensioni riguarda sia la larghezza del tessuto che il numero dei singoli fili d’ordito controllati che sono arrivati a più di 10.000, questi numeri danno illimitate possibilità nella costruzione del disegno. L’incremento della velocità è dato sia dall’automazione dei movimenti meccanici sia dal controllo computerizzato degli schemi del disegno.

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ELON MUSK

ELON MUSK

Elon Musk è una delle figure più influenti e pragmatiche del nostro tempo. Sta rivoluzionando il mondo dei trasporti e dell’energia. Ecco chi è l’uomo che ci vuole portare su Marte.

Elon Musk nasce il 28 giugno 1971 a Pretoria, Sudafrica, da Maye Haldeman, canadese, e Errol Musk, sudafricano. Oggi è considerato una delle menti più brillanti del Ventunesimo secolo e i suoi progetti imprenditoriali, Tesla e SpaceX in testa, dimostrano le capacità imprenditoriali e la visione del futuro di quello che la rivista di economia Forbes considera tra i giovani miliardari più influenti al mondo. Le sue imprese, come molte delle sue idee spesso considerate quasi al limite della realizzazione, lo hanno portato anche sul grande schermo: non sono in pochi a trovare delle analogie con l’Iron Man del cinema, ispirato alla vita dell’inventore sudafricano naturalizzato statunitense.

Fin da giovanissimo Musk mostra un particolare interesse per la programmazione, tanto che a soli 10 anni sviluppa il suo primo programma in Basic, uno dei primi software conosciuto da chi è cresciuto negli anni Ottanta, e a 12 anni vende il suo primo gioco elettronico: Blastar. Una sorta di Space Invader, dove una navicella deve distruggere le navi nemiche con bombe all’idrogeno.

Dopo il divorzio dei genitori, Musk passa la giovinezza col padre in Sudafrica; nel 1989 arriva in Canada e inizia a studiare alla Queen university, poi conclude gli studi negli Stati Uniti e si laurea in Fisica ed Economia all’università della Pennsylvania. Vince una borsa di studio a Stanford, ma dopo pochi giorni sceglie San Francisco, dove sorgerà la futura Silicon Valley. È l’alba del world wide web, di internet. In quegli anni nascono i primi motori di ricerca come Yahoo! e Netscape, mentre i primi bit iniziano a circolare in rete. Qui la prima intuizione: realizzare una sorta di elenco delle imprese localizzato all’interno di una mappa digitale da vendere poi agli editori. Col fratello Kimbal fonda così il Global link information network, una startup che cambierà nome in Zip2 dopo che il New York Times e il Chicago Tribune acquisiscono il servizio. Nel 1999 Compaq fiuta l’affare e acquista Zip2 per 307 milioni di dollari e 34 milioni in stock option. È il primo vero successo imprenditoriale di Elon Musk.

Ma è con i servizi finanziari online che Elon Musk realizza il salto di qualità, se non altro per l’impatto che avrà questa attività sulla vita quotidiana delle persone. Nel 1999 co-fonda la X.com, una sorta di banca online che presto diventa Paypal, uno dei sistemi per i pagamenti online più famoso ed utilizzato al mondo. La piattaforma funziona benissimo, tanto che convince Ebay ad acquistarla nel 2002. Nel 2016 Paypal chiude il quarto trimestre con un utile di 367 milioni di dollari, in rialzo del 28 per cento rispetto all’anno precedente.

Uno dei sogni di Elon Musk è sempre stato quello della conquista dello spazio. La conferma di questa aspirazione la rivela anche a LifeGate, nel corso dell’intervista rilasciata in occasione dell’apertura del primo store Tesla in Italia, a Milano. Musk non ha mai nascosto di voler portare l’uomo su Marte prima della fine del secolo. Invitato al recente Congresso internazionale di astronautica a Guadalajara, in Messico, ha dichiarato: “Quello che voglio veramente è fare in modo che Marte diventi possibile, una meta da raggiungere nel corso delle nostre vite”. Probabilmente, è da questa aspirazione che nasce SpaceX, nel 2002. Musk diventa il primo proprietario di una società per trasporti spaziali al mondo. E in un certo senso inventa anche il primo razzo spaziale riciclabile: il Falcon 9 – il razzo che oggi rifornisce la Stazione spaziale internazionale e che porta in orbita i satelliti – è in grado di utilizzare lo stesso motore per più lanci, oltre che a poter tornare alla base terrestre senza pilota. Insomma, la base per i viaggi interplanetari: la capsula Dragon infatti potrebbe presto diventare la cabina di pilotaggio e di trasporto per gli esseri umani.

La vera rivoluzione di SpaceX è stata quella di rivoluzionare il trasporto su razzo in orbita. Prima i razzi venivano distrutti durante le varie fasi del lancio, mentre per rientrare nell’atmosfera non restava che il modulo di atterraggio. Oggi con il Falcon 9 il trasporto orbitale è diventato estremamente più economico. “Se è possibile capire come riutilizzare in modo efficace i razzi come accade per gli aerei, il costo per andare nello spazio si ridurrà di centinaia di volte. Un veicolo completamente riutilizzabile non è mai stato fatto prima”, ha dichiarato Musk. “Questa è veramente la svolta fondamentale necessaria per rivoluzionare l’accesso allo spazio”. Secondo l’imprenditore è verosimile vedere la prima missione umana su Marte entro il 2022. Manca pochissimo.

Web e spazio sono solo due delle intuizioni di Musk. L’altro grande tema che lo appassiona è l’energia. In particolare, l’energia legata alla mobilità sostenibile. Per questo nel 2003 fonda la Tesla Motors, casa automobilistica che rivoluzionerà il concetto di auto elettrica: nel 2008 arriva la prima Tesla Roadster. Una supercar sportiva capace di raggiungere i 200 chilometri orari. Nonostante fosse estremamente costosa, sia da costruire che da acquistare, riscuote subito grande successo. Oggi la produzione è interrotta, ma alle spalle ha duemila esemplari.

Certo si è trattato di un “giocattolo” per pochi, che però ha permesso a Musk di investire per proporre al mercato la prima berlina elettrica di lusso: la Model S. La vettura ha battuto numerosi record: autonomia oltre i 400 chilometri per il primo modello. Quello successivo ha registrato toccato quota 900 chilometri. Inoltre è la prima vettura ad avere l’autopilota e ad essere connessa alla rete in modo integrato. La gamma non finisce qua, perché l’idea di Musk è quello di rendere accessibile l’auto elettrica al grande pubblico. Dopo la fantascientifica Model X – un suv ad ali di gabbiano – da pochi giorni è pronta la prima linea di produzione della Model 3, l’utilitaria di casa Tesla. Prezzo poco più di 30mila euro, anche se una volta accessoriata potrebbe venire a costare sui 50mila euro. “Non ci fermeremo finché ogni auto sulla strada non sarà elettrica”, ha promesso.

Certo si è trattato di un “giocattolo” per pochi, che però ha permesso a Musk di investire per proporre al mercato la prima berlina elettrica di lusso: la Model S. La vettura ha battuto numerosi record: autonomia oltre i 400 chilometri per il primo modello. Quello successivo ha registrato toccato quota 900 chilometri. Inoltre è la prima vettura ad avere l’autopilota e ad essere connessa alla rete in modo integrato. La gamma non finisce qua, perché l’idea di Musk è quello di rendere accessibile l’auto elettrica al grande pubblico. Dopo la fantascientifica Model X – un suv ad ali di gabbiano – da pochi giorni è pronta la prima linea di produzione della Model 3, l’utilitaria di casa Tesla. Prezzo poco più di 30mila euro, anche se una volta accessoriata potrebbe venire a costare sui 50mila euro. “Non ci fermeremo finché ogni auto sulla strada non sarà elettrica”, ha promesso.

Ma il rapporto con le rinnovabili non si ferma qui. Il fiuto per gli affari si sposta anche sui sistemi per la produzione di energia rinnovabile, così da chiudere il cerchio. Lo scorso anno, nello stato di New York, apre Solarcity, la prima fabbrica per la produzione di pannelli fotovoltaici marchiati Tesla. E ancora. Nel 2016, con un evento mediatico che ha riscosso un successo planetario, Elon Musk lancia la tegola fotovoltaica integrata per i tetti delle abitazioni. Certo non si tratta di una novità assoluta, ma la capacità comunicativa del miliardario sudafricano ha fatto sì che se ne parlasse in tutto il mondo. Progetti per il futuro? Certamente. Elon Musk sta già lavorando all’Hyperloop, un treno supersonico che dovrebbe rivoluzionare il sistema dei trasporti.

Nel frattempo continuano i test del treno supersonico che dovrebbe collegare San Francisco a Los Angeles in poco più di 30 minuti. Ad agosto 2017 il treno ha levitato per circa mezzo chilometro, superando di poco i 300 km/h. Certo, ancora lontano dai 1.200 km/h che dovrebbe toccare a regime, ma per ora si pensa più a sviluppare e testare i sistemi di bloccaggio e sui dispositivi di sicurezza. Lo stesso Elon Musk ha pubblicato un video della strepitosa accelerazione di Hyperloop.

Il 6 febbraio 2018 dalla base di Cape Canaveral in Florida, alle 21.45 ora italiana, parte il razzo più potente mai costruito, il Falcon Heavy. Ciò che lo distingue è la stazza: 70 metri di altezza, oltre 54 tonnellate di capacità di carico in orbita bassa e oltre 22mila in orbita geostazionaria. Studiato per il trasporto di merci, in futuro secondo quanto ipotizzato dallo stesso Elon Musk potrebbe essere impiegato anche per il trasporto di persone.

Il razzo è inoltre realizzato per essere riutilizzato, tanto che i tre booster impiegati per lanciare il Falcon Heavy oltre l’atmosfera terrestre, sono tornati sulla terra intatti. Ciò che più ha attirato l’attenzione, oltre agli evidenti risvolti nei futuri viaggi spaziali, è stato particolare equipaggio di questa navetta: un Tesla Roadster rossa, guidata da Starman, un manichino vestito da astronauta che è entrata in orbita sulle note di Space Oddity di David Bowie. Ora è lì fuori, oltre le fasce di Van Allen, in viaggio verso Marte (dove però non atterrerà mai).

Il sogno di Elon Musk, del resto, è lo stesso che hanno molte persone comuni: un mondo alimentato da energie rinnovabili, dove i cittadini si trasformano in prosumer (produttori e consumatori allo stesso tempo) e si spostano senza produrre emissioni di CO2 e che un giorno, forse, potranno poggiare i piedi sul Pianeta rosso.

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ARCHITTETURA CLIENT/SERVER E PEER TO PEER

Nel linguaggio informatico, un sistema client server e un sistema peer to peer sono entrambi due reti di comunicazione tra sistemi informatici hardware che permettono scambio di materiale e di informazione. In un sistema client server, chiamato anche RPC (remote procedure call), i nodi, i componenti hardware messi in comunicazione tra loro, hanno un ruolo fisso: i client (clienti), che richiedono il materiale , e il server (serviente) che si occupa di rispondere alla richiesta  dei client fornendo l’ accesso al materiale opportuno. I client si occupano dunque solo di ricevere il materiale, grazie ad un particolare software chiamato Browser, e il server di condividerlo, grazie ad un software installato chiamato web server, consentendo maggiore sicurezza, maggiore efficienza, evitando problemi di ripetizione o contraddizione in quanto, poiché il server è al centro della rete, le risorse sono centralizzate e i client hanno bisogno di meno amministrazione. Per poter far ciò, è necessario che entrambi i nodi utilizzino un linguaggio comune, detto protocollo applicativo. Un esempio di linguaggio client/ server è la posta elettronica.

In un sistema peer to peer (abbreviato peer2peer, che significa ‘tra pari’), detta rete paritaria, i nodi non hanno un ruolo fisso , ma tutti i componenti hardware che sono tra loro in comunicazione possono svolgere sia la funzione di client che quella di server, occupandosi sia di rispondere alle richieste degli altri hardware, sia di richiedere del materiale. In un sistema di questo genere però, si è più soggetti a problematiche di privacy, rendendo fondamentale l’ utilizzo di sistemi di difesa come antivirus e un’ elevata accortezza nell’ evitare di condividere dati personali importanti.

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Il laser

IL LASER
Il laser è un dispositivo in grado di emettere un fascio di luce coerente. La coerenza del raggio laser è correlata alle sue principali proprietà:
• la coerenza temporale, cioè al fatto che le onde conservano la stessa fase nel tempo, è correlata la proprietà dei laser di emettere fasci di radiazione in un intervallo spettrale molto stretto.
• la coerenza spaziale, cioè il fatto che la differenza di fase è costante fra punti distinti in una sezione trasversa del fascio, è correlata la possibilità di avere fasci unidirezionali e collimati, cioè paralleli anche su lunghi percorsi. I fasci laser sono focalizzabili su aree molto piccole, anche con dimensioni dell’ordine del micrometro, impossibili con radiazioni non coerenti.
Queste proprietà sono alla base del vasto ventaglio di applicazioni che i dispositivi laser hanno avuto e continuano ad avere nei campi più disparati:
• l’elevatissima irradianza, data dal concentrare una grande potenza in un’area molto piccola, permette ai laser il taglio, l’incisione e la saldatura di metalli, ed un possibile utilizzo anche come arma;
• la monocromaticità e coerenza li rende ottimi strumenti di misura di distanze, spostamenti e velocità anche piccolissimi;
• sempre la monocromaticità li rende adatti a trasportare informazioni nelle fibre ottiche o nello spazio libero anche per lunghe distanze come avviene nelle comunicazioni ottiche.
• Inoltre impulsi laser ultrabrevi sono impiegati nelle più avanzate ricerche scientifiche.
FUNZIONAMENTO
Il laser è essenzialmente composto da 3 parti:
1. Un mezzo attivo, cioè un materiale (gas, cristallo, liquido) che emette la luce
2. Un sistema di pompaggio, che fornisce energia al mezzo attivo
3. Una cavità ottica, o risonatore ottico, ossia una trappola per la luce
Nel laser si sfrutta il mezzo attivo, il quale possiede la capacità di emettere radiazioni elettromagnetiche quando attivato. Dal mezzo attivo dipende la lunghezza d’onda dell’emissione. Il mezzo attivo può essere gassoso, liquido. Il sistema di pompaggio fornisce energia al mezzo attivo portandolo all’eccitazione con emissione di fotoni. L’eccitazione può avvenire tramite:
• Pompaggio ottico
• Urti elettronici
• Effetto Penning
• Trasferimento risonante di energie
Le radiazioni emesse vengono normalmente concentrate attraverso una cavità ottica con pareti interne riflettenti, ed una zona di uscita semiriflettente. Questa ultima superficie è l’unica che permette la fuoriuscita del raggio, il quale viene successivamente lavorato e riposizionato attraverso una serie di lenti e specchi per far sì che il raggio risultante abbia la posizione, concentrazione nonché ampiezza desiderate.
LE BASI TEORICHE
Nel 1917 Albert Einstein formulò le basi teoriche del laser e del maser nell’articolo Zur Quantentheorie der Strahlung attraverso una riderivazione delle leggi sulla radiazione di Max Planck. Nel 1928 Ladenburg dimostrò l’esistenza dell’emissione stimolata e dell’assorbimento negativo. Nel 1939 Fabrikant predisse l’uso dell’emissione stimolata per amplificare onde corte. Nel 1947 Lamb and Retherford effettuarono la prima dimostrazione dell’emissione stimolata. Nel 1950 Alfred Kastler propose il metodo per il pompaggio ottico confermato sperimentalmente due anni dopo da Brossel, Kastler e Winter.
Maser
Il primo maser venne costruito da Townes, J. P. Gordon, e Zeiger alla Columbia University nel 1953. L’apparecchio era simile ad un laser, ma concentrava energia elettromagnetica in un campo di frequenza notevolmente inferiore: utilizzava infatti l’emissione stimolata per produrre l’amplificazione delle microonde invece che di onde infrarosse o visibili. Nikolay Basov e Aleksandr Prokhorov risolsero il problema teorizzando e sviluppando un “metodo di pompaggio” con più di due livelli di energia. Charles H. Townes, Nikolay Basov e Aleksandr Prokhorov ricevettero il nobel per la fisica nel 1964, “per il lavoro fondamentale nel campo dell’elettronica quantistica, che ha portato alla costruzione di oscillatori e amplificatori basati sul principio maser-laser.”
IL LASER
Il 16 maggio 1960 Maiman azionò il primo laser funzionante a Malibù in California presso i laboratori della Hughes Research. Era un laser a stato solido che sfruttava il cristallo di rubino in grado di produrre un raggio laser rosso con una lunghezza d’onda di 694 nm. Sempre nel 1960 Javan, Bennett e Herriott costruirono il primo laser utilizzando l’elio ed il neon, in grado di produrre un raggio infrarosso. Nel 1963 Patel dei Bell Laboratories mette a punto il laser ad anidride carbonica. Tre anni prima Gordon Gould, che aveva incontrato e discusso con Townes, si era annotato vari appunti sull’utilizzo ottico dei maser e sull’utilizzo di un risonatore aperto, dettaglio poi successivamente comune in molti laser. Ritenendosi inventore del laser, Gordon Gould aveva depositato presso un notaio i suoi appunti, ma nel contenzioso legale che ne nacque, non gli venne riconosciuta dall’ufficio brevetti la paternità dall’invenzione. Nel 1971 Izuo Hayashi e Morton B. Panish dei Bell Laboratories disegnano il primo laser a semiconduttori in grado di operare in continua a temperatura ambiente. Nel 1977 viene attribuito un brevetto per il “pompaggio ottico” a Gordon Gould e nel 1979 un brevetto descrive una grande varietà di applicazioni del laser, incluso riscaldamento e vaporizzazione dei materiali, saldatura, foratura, taglio, misurazione delle distanze, sistemi di comunicazione, sistemi di fotocopiatura oltre a varie applicazioni fotochimiche. Anche se non è mai stata attribuita a Gordon Gould l’invenzione del laser, per i suoi brevetti successivi, ha incassato, da chi ha sviluppato sistemi laser per applicazioni o con soluzioni da lui inventate, royalties milionarie.

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Come proteggere il proprio pc.

 

Oggi la sicurezza informatica è alla base della nostra società in quanto i computer sono fondamentali per le nostre relazioni e per il lavoro. Vediamo alcuni esempi per proteggere il nostro computer ed i nostri dati :

  • PASSWORD SICURA
    E’ fondamentale utilizzare delle password sicure a protezione del sistema e dei file salvati sul disco. Per quanto riguarda la scelta delle password da utilizzare a protezione del PC, si consiglia di usare chiavi d’accesso sufficientemente lunghe, difficili da indovinare (quindi prive di senso compiuto) e composte da numeri, lettere maiuscole e simboli.

 

  • PROTEGGERE CARTELLE E FILE
    Per quanto riguarda cartelle e file, la cosa migliore che puoi fare è creare dei volumi cifrati, all’interno dei quali andare a inserire tutti i dati da proteggere. Esistono dei programmi gratuiti, ad esempio VeraCrypt, che rendono il tutto molto semplice. Inoltre effettua ciclicamente una copia di sicurezza di tutti i tuoi documenti su un hard disk esterno e poi conserva questo hard disk fisicamente separato dal tuo pc, collegandolo solo quando devi effettuare una nuova copia.

 

  • IL CLOUD

 


Una pratica alternativa al hard disk è il cloud. Oggigiorno, grazie alla diffusione di dispositivi quali smartphone, tablet e computer portatili, siamo in grado di accedere ad Internet praticamente da ogni luogo, con tutti i pro e i contro che questo possa comportare. Mettiamo per esempio di avere un file sul computer a casa e di averne bisogno sul telefono al lavoro; come risolvere questo problema? Per risolvere questi ed altri problemi del genere è nato quindi il cloud che non è altro che uno spazio di archiviazione personale, chiamato talvolta anche cloud storage, che risulta essere accessibile in qualsiasi momento ed in ogni luogo utilizzando semplicemente una qualunque connessione ad Internet. Il cloud storage, dunque, non fa altro che sincronizzare tutti i propri file preferiti in un unico posto, con il conseguente vantaggio di riscaricarli, modificarli, cancellarli e/o aggiornarli, senza avere quindi più il bisogno di portare con sé hard disk esterni, chiavette USB, o qualsiasi altra cosa che normalmente è possibile perdere o dimenticare. Oltre a questo, volendo, ci sarà anche la possibilità di fare dei file di backup, in modo da essere sicuri di non perderli, nonché di condividere tutti i propri file preferiti con chi si vorrà, e per quanto tempo si vorrà, con indubbi vantaggi in termini di tempo e praticità.
Inoltre entro certi limiti è completamente gratuito, ma qualora se ne abbia bisogno, pagando una piccola somma di denaro al mese, si potrà avere a disposizione ancora più spazio, con delle dimensioni che potrebbero essere paragonabili, se non addirittura maggiori, a quelle di un comune hard disk per PC.

 

  • INSTALLARE UN BUON ANTIVIRUS
    Installare un buon antivirus è uno dei passi più importanti che devi compiere per proteggere il tuo PC. È possibile scaricare antivirus gratuiti o acquistare antivirus a pagamento. Ambedue le soluzioni sono valide, anche se per dirla tutta gli antivirus a pagamento offrono qualche feature aggiuntiva che può tornare sempre utile: di solito permettono di attivare delle impostazioni che impediscono ai criminali informatici di prendere il controllo della webcam o del microfono collegati al PC, offrono dei password manager nei quali conservare le chiavi d’accesso ai propri account e molto altro ancora. Per le esigenze degli utenti comuni, vanno benissimo antivirus come Windows Defender (l’antivirus di Microsoft incluso “di serie” in Windows 10) o soluzioni gratuite, come l’ottimo Bitdefender Free Edition.
    n aggiunta a un software antivirus, è meglio installare anche degli antimalware e degli antispyware. Ci sono molti software che puoi utilizzare per proteggerti da malware e spyware (i malware disegnati per spiare gli utenti), come Malwarebytes Anti-Malware. 

 

  • FIREWALL

Utilizzare un firewall è un altro modo per proteggere il proprio PC dalle minacce informatiche. Il firewall altro non è che un sistema di protezione (che può essere sia di tipo software che hardware) posto a protezione di due reti differenti, così da impedire accessi non autorizzati. Windows e macOS hanno un firewall che è attivo di default ma, volendo, è possibile ricorrere anche a firewall non pre-installati, come Windows Firewall Notifier per Windows e Little Snitch per macOS, grazie ai quali si estendono le funzionalità di quelli presenti di default sul PC e facilitano il monitoraggio delle attività di rete.

 

  • AGGIORNARE REGOLARMENTE IL PC
    Se vuoi blindare il tuo PC devi anche mantenere aggiornato il sistema operativo e i programmi installati su di esso. Gli aggiornamenti che vengono rilasciati da Microsoft, Apple e dalle software house che sviluppano i programmi, infatti, spesso contengono delle correzioni necessarie per impedire a malintenzionati di accedere al PC sfruttando delle vere e proprie falle di sicurezza. Un altro consiglio è quello di scaricare software da fonti attendibili. Virus e malware, infatti, spesso vengono scaricati dagli utenti insieme a dei software che apparentemente sembrano innocui.

 

  • NON CONNETTERSI ALLE RETI WI-FI PUBBLICHE
    Non essendo adeguatamente protette, le reti Wi-Fi pubbliche possono essere utilizzate abilmente dai criminali informatici per rubare i dati di coloro che vi sono collegati.

 

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Terza Rivoluzione Industriale

Con l’espressione terza rivoluzione industriale, si indica la serie di processi di trasformazione della  produttività, e più in generale del tessuto socio-economico, avvenuti nei paesi sviluppati occidentali nella seconda metà del Novecento a partire dal secondo dopoguerra, e caratterizzati da una forte spinta all’innovazione tecnologica e al conseguente sviluppo economico/progresso della società.

Tra le cause della terza rivoluzione industriale si possono annoverare:

  • La crescita, lo sviluppo delle conoscenze scientifiche e tecnologiche già a partire dall’inizio del Novecento, spesso sono nate nel contesto militare delle guerre mondiali.
  • Condizioni politiche assai più stabili nei paesi occidentali rispetto a quelle della prima metà del secolo hanno poi favorito la crescita economica, a partire dalla ricostruzione post-bellica.
  • Con la scoperta e lo sfruttamento dell’energia atomica siamo entrati in una fase del tutto nuova, quella appunto della terza rivoluzione industriale. Lo sfruttamento dell’atomo significa la liberazione di un’energia immensa che può essere sfruttata e l’emergere di altrettanti enormi problemi legati all’inquinamento.


La rivoluzione elettronica

Il risultato complessivo di queste forze si è concretizzato dunque in una forte spinta e accelerazione al progresso e all’innovazione tecnologica in molti settori industriali, favorito da una maggiore e più rapida diffusione di innovazioni e prodotti grazie all’inizio del processo di globalizzazione dei mercati, con rapidi stravolgimenti microeconomici e macroeconomici, nel mercato del lavoro, demografici e in ultimo quindi sugli stili di vita della popolazione occidentale. Lentamente, ma in maniera meno pervasiva, parte di questi effetti si sono propagati anche nel secondo e terzo mondo, specie laddove in presenza di regimi di sfruttamento coloniale o in generale delle risorse del paese in questione da parte di multinazionali.

A partire dagli anni Ottanta, si è parlato di un fenomeno duraturo di deindustrializzazione o di ingresso in una nuova fase dello sviluppo denominato epoca postindustriale. Questa è dominata da nuove tecnologie di elaborazione delle informazioni con effetti assai profondi sull’organizzazione e la qualità del lavoro.

Ha così inizio una fase di terziarizzazione, cioè una prevalenza del settore terziario o dei servizi, in termini sia di occupati sia di contributo al PIL, rispetto agli altri grandi settori di attività, cioè agricoltura e industria. La terziarizzazione è una caratteristica strutturale dei paesi economicamente più avanzati.

Le tecnologie alla base della cosiddetta rivoluzione digitale, sono quelle relative all’informatica, elettronica, telematica, telecomunicazioni e alla multimedialità:

  • L’elettronica studia l’impiego dell’elettricità per elaborare informazioni attraverso macchine elaboratrici ed è proprio l’informazione un concetto chiave della terza rivoluzione industriale che ha dato vita alla cosiddetta società dell’informazione. I più grandi passi avanti della storia di questo settore sono stati la diffusione della radio, della televisione e soprattutto all’invenzione del personal computer, un apparecchio rivoluzionario di piccole dimensioni alla portata economica e pratica della maggior parte della popolazione dell’occidente sviluppato. La diffusione dei PC è aumentata considerevolmente dopo l’avvento di Internet, una rete globale di computer collegati tra loro in tempo reale, e in particolare del Web.
  • Un’altra importante innovazione è l’introduzione della telematica. Questo campo comprende telecomunicazioni e media e si occupa della trasmissione dell’informazione a distanza tra due o più utenti e di renderla il più possibile fruibile agli utenti stessi. Grazie alla telematica l’uomo comunica a distanza con e attraverso le macchine mediante un linguaggio digitale. Un altro importante tassello nel puzzle della rivoluzione industriale è Internet, la più grande rete di comunicazione del mondo, attraverso il quale vengono inviate ogni giorno diversi milioni di messaggi.
  • L’informatica è la disciplina nella quale si affronta lo studio dell’informazione nei suoi principi generali e nei suoi aspetti particolari, legati all’elaborazione automatica. In questa disciplina hanno trovato adeguata sistematizzazione concetti sviluppati in altri settori come quelli legati ai principi formali del calcolo e alle metodologie per la risoluzione dei problemi tecnici e organizzativi sorti con l’avvento degli elaboratori elettronici, alias computer.

In molti tipi di macchina (dall’automobile alla lavatrice, dai robot industriali alle serre agricole) sono stati montati microprocessori che eseguono azioni ripetitive preordinate attraverso un linguaggio di programmazione informatico. Se la seconda rivoluzione industriale era caratterizzata da un uso analogico dell’elettronica, la terza rivoluzione industriale è segnata dall’avvento e la diffusione dell’elettronica digitale con l’invenzione del transistor

Transistor

Il transistor è un dispositivo a semiconduttore largamente usato sia nell’elettronica analogica sia nell’elettronica digitale.

Il transistor è composto da un materiale semiconduttore al quale sono applicati tre terminali che lo collegano al circuito esterno. L’applicazione di una tensione elettrica o di una corrente elettrica a due terminali permette di regolare il flusso di corrente che attraversa il dispositivo, e questo permette di amplificare il segnale in ingresso.

Il funzionamento del transistor è basato sulla giunzione p-n, scoperta casualmente da Russ

ell Ohl il 23 febbraio 1939.

Le principali funzioni che gli vengono affidate all’interno di un circuito elettronico sono:

  • L’amplificazione di un segnale in entrata.
  • Il funzionamento da interruttore.

I transistor possono lavorare in maniera individuale oppure essere utilizzati anche in grande numero all’interno dei circuiti integrati.