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La rivoluzione delle macchine elettriche nel ‘900

La rivoluzione delle macchine elettriche nel ‘900

Le macchine elettriche e lo sviluppo in tutti gli ambiti della produzione: la chiave della crascita fu il transistor.

Il ‘900 è stato un secolo di grandi e prodigiose scoperte, grazie alla produzione di macchine alimentate a energia elettrica e realizzate con elementi elettronici, si ha un progresso tecnologico esponenziale che coinvolge tutti i settori della produzione. Guardiamo la televisione, usiamo i cellulari e il web, lavoriamo al computer, ci curiamo con gli antibiotici, usiamo energia ricavata dall’atomo, guardiamo gli astronauti compiere viaggi nello spazio.

L’era moderna dell’elettronica inizia nel 1948, con un’invenzione veramente rivoluzionaria, il transistor, creato da tre scienziati americani: William Shockley, Walter Brattain e John Bardeen.

 Fino ad  allora, radio e televisioni erano apparecchi molto ingombranti che funzionavano per mezzo di valvole di grandi dimensioni, capaci di amplificare i segnali. Il transistor, invece, era piccolissimo, ma molto più potente delle valvole.

 

I transistors,  e poi i circuiti integrati (1959), e infine i microprocessori (1971), che in pochi millimetri quadrati possono contenere addirittura milioni di transistor hanno permesso di miniaturizzare, cioè di ridurre a dimensioni minime radio, televisori, radar, altoparlanti, ed ogni altro strumento basato sull’elettronica

A partire dagli anni Sessanta appaiono i primi dispositivi elettronici capaci di concentrare enormi quantità di energia su spazi microscopici. Sono i laser che trovano applicazione in medicina per compiere operazioni chirurgiche raffinatissime, nella meccanica di precisione, in campo militare, nella tecnica della registrazione e della riproduzione dei suoni.

Il compact disc (o CD), ad esempio, è un disco in materia plastica che viene «letto» da un laser.

Basati sullo sviluppo della tecnologia elettronica sono anche tanti degli oggetti che ci sembra naturale avere nelle nostre case e nelle auto: televisori a colori, impianti HI-FI, telefonini, I-pod, navigatori satellitari e, naturalmente, il computer.

Il primo calcolatore elettronico, costruito negli Stati Uniti nel 1946, funzionava per mezzo di 19 mila valvole collegate fra loro da mezzo milione di contatti saldati a mano. L’uso di circuiti integrati e poi di microprocessori ha permesso di ridurre le dimensioni, di aumentare la potenza, la velocità di calcolo e il numero di funzioni di queste macchine. Nel 1977 vengono messi in commercio i primi personal computer, apparecchi di piccole dimensioni, economici, per uso privato, che hanno subito una vasta diffusione. Insieme con il computer si sviluppano le due nuove tecnologie dell’informazione: quella informatica (per l’elaborazione elettronica dei dati) e quella telematica (per la loro trasmissione a distanza).

Se il transistor e i suoi derivati hanno aperto le porte alla microelettronica, c’è però da dire che senza il versante software la Silicon Valley non sarebbe mai diventata ciò che è ora; e che la scoperta che ci sta letteralmente cambiando la vita negli ultimi anni è l’informatica.

La scienza, cioè, che si occupa del trattamento delle informazioni tramite procedure automatizzabili. È ovvio che, se questa è la definizione, il computer è solo una delle molte applicazioni della scienza informatica. E che l’idea di una scienza che procede per algoritmi è di molto antecedente all’introduzione dei PC. È però ben difficile individuare una precisa data e un autore di questa invenzione. L’informatica, per come la conosciamo oggi, è il frutto di aggiunte successive, di nuove definizioni e di riformulazioni. In ogni modo, è possibile individuarne alcuni “padri putativi”.

I tre più importanti sono stati probabilmente l’americano Vannevar Bush, il britannico Alan Turing e l’ungherese John von Neumann. Al primo si deve l’invenzione di calcolatori analogici per le equazioni differenziali, un importante analizzatore differenziale e il concetto di ipertesto, anticipato già nel 1945.

Turing è famoso per la sua vita e la sua opera di crittografo, ma anche per aver inventato la cosiddetta Macchina di Turing. A lui si deve, infatti, la formalizzazione del concetto di algoritmo e l’idea dell’intelligenza artificiale. Infine von Neumann sviluppò le intuizioni di Turing collaborando alla creazione del primo software.